Partendo dalla gravidanza, la madre ha l’opportunità di allontanare e diminuire il problema diffusissimo, ormai, delle allergie e intolleranze alimentari. Come? Attraverso una sana e corretta alimentazione durante tutto il periodo della gravidanza e dall’allattamento. Più l’alimentazione della gestante o puerpera è limitata, povera e selettiva, tanto più il bambino avrà la possibilità, anzi la certezza di sviluppare intolleranze e allergie alimentari. La madre infatti può immunizzare il proprio figlio durante questa prima fase di sviluppo fetale.

Come far entrare il bambino in una logica di acquisizione dei sapori, avvicinandolo ai cibi più disparati?

Nei primi 3 anni di vita, l’ acquisizione è perlopiù meccanica, di pura imitazione. Attraverso l’imitazione familiare il bambino si fida e accede alle novità proposte, non potendo altro che effettuare la propria esperienza personale attraverso quella dell’adulto.
Mai affronterà un alimento, portandolo così alla bocca di suo proprio istinto. Il bambino mangia se gli adulti che lo circondano mangiano.
No dimentichiamo la difficoltà dello svezzamento. Se fosse per il neonato, una volta su due i sapori provati lo spingerebbero al rifiuto del cibo proposto. La risposta del bambino al nuovo gusto è difensivo. Non ti conosco, non ti mangio. Aiutiamolo a fidarsi e ad accoglierlo.
L’adulto ha il dovere di non negare al bambino le opportunità di una sana, variata e corretta alimentazione.

L’asilo è un ottimo ambito ove iniziare queste esperienze; gli educatori mangiano con i bambini la medesima offerta alimentare.

Li rassicurano, ne parlano, ne discutono, proponendo a sostegno delle difficoltà, attività di esplorazione e conoscenza del nuovo alimento. La condivisione è fondamentale. Condivisione con il gruppo dei coetanei e con l’adulto, in un ambiente sereno e capace di osservare e rispettare anche i gusti personali che a poco a poco vanno formandosi col tempo. Ma ricordiamo, in questa fase non esiste un piano B. Anche questa è un’opportunità di crescita.

Educare significa esplorare.

Non fissiamoci sui pregiudizi del primo assaggio, lasciamo loro del tempo perché si formino al gusto. Tra l’altro tutti noi modifichiamo i gusti nel corso della vita. Evolviamo, cambiamo; chi non ha più mangiato un qualcosa di cui andava ghiotto da piccolo? E viceversa?… Quello che non piace oggi può piacere domani. Inoltre, i bambini, proprio come noi adulti, non hanno sempre la stessa quantità/qualità dell’appetito; ci sono giorni in cui ho molta fame, come altri meno o persino per nulla. Non spaventiamoci; non moriranno mai di fame!

Contrariamente saranno bambini consapevoli e in grado di riconoscere un’ampia gamma di sapori. Sapranno scegliere in futuro.
E’ l’adulto che deve indicare la via giusta e sana: se fosse per il bambino ricordiamoci che mangerebbe solo sapori semplici, poco nutrienti come ad esempio una pasta in bianco, peraltro povera e persino nociva dal punto di vista nutrizionale.

La scelta dell’alimento deve prevedere anche un’idea di globalizzazione del food. Sapori e lavorazioni da tutto il mondo, prediligendo la stagionalità, la varietà e, possibilmente, la filiera corta, così da garantire le proprietà organolettiche intatte degli alimenti.

Purtroppo, nonostante la nostra magnifica tradizione mediterranea, il modello anglosassone ha preso il sopravvento, con l’idea fasulla di aiutare le famiglie a somministrare in tutta rapidità e soddisfazione del piccolo il pasto; pensiamo al consumo e successo smisurato del fast food anche in famiglia, del cibo già pronto da rinvenire magari nel microonde …

Siamo sicuri di lavorare nella direzione giusta? Oppure ci stiamo solo semplificando la vita? E a che pro? Ci preoccupiamo molto se il nostro bambino non mangia, ma della sua salute siamo sicuri di fare altrettanto?

La famiglia in questo progetto è fondamentale, altrimenti sarà un progetto fallimentare.

Doremi Srl,  con la collaborazione di Laila Vignati – Dietologo Medici in Famiglia Milano

 

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